Lee Gamble

Difficile distinguere in Lee Gamble il produttore dal compositore, dal dj: dopo aver mosso i primi passi nella jungle infatti l’artista inglese è passato ad esplorare l’architettura e l’astrazione della computer music. L’indubbio talento nel sondare, sviscerare e deformare lo stereotipo del suono elettronico lo ha portato nel 2012 a realizzare una vera e propria pietra miliare per i cultori del genere, Diversions 1994-1996, seguita da Dutch Tvashar Plumes, da Koch e Kuang per PAN e da Mnestic Pressure per Hyperdub, fino alla decisione di fondare una nuova piattaforma dedicata alle voci emergenti della musica elettronica, UIQ. La sua fama come hyper-concrete e il suo stile dinamico gli hanno fatto guadagnare attestati di stima da ascoltatori, critici e istituzioni artistiche in tutto il mondo. ICA London, Southbank Centre, MoMa PS1, Tate Modern, Sonar Festival, Berghain, WWW in Tokyo, MMCA Seoul, Fabric, Ministry of Sound, Sonar Festival, Unsound Festival, Oval Space, Village Underground, Mutek Festival, Old Granada Studios, Dimensions Festival e la Empty Gallery ah Hong Kong: questi sono solo alcuni dei posti in cui si è esibito live o in cui ha presentato il suo A/V show Foldings, sviluppato con l’artista Dave Gaskarth. Nel 2017 Shiva Feshareki e la London Contemporary Orchestra gli hanno commissionato due pezzi acustici affinché venissero mostrati in anteprima al Great Masson Cave, nel Peak District del Derbyshire in Inghilterra, a fianco dell’ultima composizione acustica di Éliane Radigue.

Chevel

Chevel è lo pseudonimo sotto il quale si cela l’italiano Dario Tronchin: dj, produttore e responsabile di un’etichetta discografica, i cui lavori spaziano da pezzi ipnotici e minimalisti a contorte sperimentazioni glitch. Originario di Treviso, ha vissuto a Berlino dal 2008 al 2010: due anni fondamentali, che influenzarono fortemente le sue sonorità. Proprio a seguito di questo periodo formativo – e dopo le pubblicazioni uscite con Stroboscopic Artefacts, Vae Victis e Non Series – è maturata la decisione di fondare un’etichetta che potesse rappresentare una casa per tutti i musicisti con lo stesso estro, la Enklav, dove la sperimentazione sonora, futurista, fosse accolta e condivisa. Numerose negli anni le esibizioni di Chevel in club e festival di livello internazionale: Berghain, Concrete, Village Underground, De School, Nuits Sonores e roBOt, tra gli altri.

Blurse LP del 2015, per Stroboscobic Artefacts, combina sonorità “click’n’cuts” e viene ritenuta la sua release più importante, tanto da guadagnare l’attenzione di riviste come The Wire, ResidentAdvisor e Pitchfork. Quest’ultima descrive così l’artista: «un giovane produttore che non fa solo techno ma che la esamina, la riarrangia e la supera». Nel 2018 Chevel ha realizzato il suo quarto album in studio con l’etichetta londinese Different Circles, dove parte dalla techno e dalla house per esprimere il suo irriducibile universo sonoro.

Natlek

Natlek è un produttore e dj italiano, classe 1991, fondatore dell’etichetta discografica Merge Layers assieme a Nobel, col quale ha curato anche un programma musicale mensile per la londinese Radar Radio, oggi su Radio Raheem di Milano. Natlek ha all’attivo tre Ep, molteplici singoli, remix e un album. Club music, influenze techno, house, vogue, baltimore: non ci sono limiti nelle sue produzioni, che hanno ricevuto molta attenzione sia in Italia che all’estero, e che si sono potute apprezzare a Babylon su Rai Radio 2, M2o, BBC Radio 1, NTS, Rinse France, Block.fm, Radar Radio, per artisti come Teki Latex, Brodinski, Salva, Monki, Martelo. Oltre alle produzioni ha curato anche vari programmi per le più importanti radio che trattano musica elettronica a livello internazionale: BBC Radio 1 & 1xtra guest per il leggendario Toddla T e Hotel Radio Paris, citandone solo alcune. Nel 2016 il suo nome si è definitivamente consolidato oltralpe: Natlek infatti è stato ospite del programma Overdrive Infinity a Parigi, curato da Teki Latex, e ha fatto invitato per la prima volta a suonare al Rye Wax di Londra.

Invernomuto

L’immagine in movimento e il suono sono i mezzi di ricerca privilegiati dal duo composto dai piacentini Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi, nel contesto di una pratica altrimenti definita dall’utilizzo tanto disperso quanto preciso di media differenti. INVERNOMUTO indaga universi sottoculturali muovendosi attraverso pratiche diverse in cui l’idioma vernacolare è parte di un percorso di avvicinamento e affezione alle culture orali e alle mitologie contemporanee, osservate con uno sguardo che non disdegna di esserne contaminato. All’interno di questo processo svolge un ruolo fondamentale la dichiarata inautenticità dei materiali utilizzati, che sottolinea il carattere fittizio e kitsch delle mistificazioni a cui si ispirano. Entrambi gli artisti sviluppano linee di ricerca individuali con i progetti musicali Palm Wine e STILL.

Presenta il film PICÓ: Un parlante de Africa en America

a film by Invernomutoproduced by Plusdesign | co-director: Jim C. Nedd | co-producer: Taliesin Gilkes-Bower | assistant editor: Mattia Capelletti | sound design: Invernomuto | audio mix: Lorenzo Dal Ri | running time: 60 mins | sound: surround 5.1

Un documentario che tratta la tradizione colombiana nota come Pico, in cui impianti audio massicciamente decorati animano a festa le strade della Costa Atlantica.

Palm Wine

Simone Bertuzzi – italiano, classe 1983 – è la metà del duo Invernomuto, nato nel 2003 e attivo nel campo delle arti visive e degli studi interdisciplinari. Nel 2009 ha creato il blog Palm Wine, ora giunto alla sua terza versione. Ha collaborato con Jim C. Nedd nella realizzazione di una compilation sul guarapo, genere musicale originario della Colombia settentrionale, ed è stato tra gli organizzatori di Bunker Sonidero, un party mensile svoltosi a Torino fino al 2015. Ha inoltre partecipato a festival ed eventi come OPEN (Triennale di Milano, 2012), Sonido Classics (Milano, 2016), MASH (Milano, 2015/2016). Nella sua veste di dj predilige suoni caldi, capaci di attraversare i confini dello spazio e scavalcare l’Europa.

Insegna multimedia design all’Accademia di Belle Arti di Bergamo e occasionalmente lavora come promoter e consulente musicale.

Heedless

Grazie alla passione dei suoi genitori per la cultura punk e ai dischi lasciati da suo padre, Heedless è cresciuto sviluppando un fervido interesse per le svariate sottoculture provenienti da Londra e tutta la scena underground legata alla città. Nella sua adolescenza le sue attenzioni si sono focalizzate soprattutto su jungle, breakbeat, dancehall, industrial e più in generale la scena rave dei primi anni ’90. Fortemente influenzato dalle colonne sonore dei videogiochi, il suo stile si è evoluto da semplici ritmi grime/trap a suoni più frastagliati, freddi, caratterizzati da bassi pesanti, melanconiche distorsioni e trame melodiche suggestive.
I suoi ultimi lavori sono stati pubblicati su Club Late Music e WileOut.